Chi sono

Ciao, sono Paolo Tinè e sono uno sviluppatore di software dal 2012, anno in cui ho iniziato la mia carriera di programmatore alla veneranda età di 32 anni, dopo un percorso formativo di tipo prettamente umanistico e una vita da studente fuori corso e di lavori saltuari. Non è stato un percorso facile, perché nel periodo che precedeva il mio primo stage retribuito in un’azienda del Triveneto, non avevo molta dimestichezza con l’informatica e tanto meno con la programmazione, ma solo una grande curiosità intellettuale nei confronti della materia e tanta voglia di imparare e approfondire. A quel tempo non immaginavo nemmeno che sarebbe diventato il mio futuro lavoro, né la quantità di codice che avrei scritto, né infine che le mie competenze sarebbero state utili a qualcuno. In questa pagina voglio raccontarti com’è andata.

Formazione

Niente mi ha mai lasciato presagire che avrei intrapreso una professione in ambito tecnico, né che avrei avuto qualche interesse verso una coltura di tipo tecnico-scientifico. Sin da piccolo ho sempre amato le lettere e la storia e quando, adolescente, ho poi deciso iscrivermi al liceo classico, tra versioni di greco e di latino e disquisizioni che andavano dall’escatologia platonica al destino dell’oltreuomo nietzcheano, il mio percorso verso una pedante erudizione sembrava ormai segnato. La decisione di proseguire con un curriculum accademico in lettere classiche fu più che naturale. In realtà seguirono anni di incertezze, insicurezza, sfiducia, crisi e ripensamenti, con la decisione di passare a filosofia. E proprio la fatica per la redazione della tesi di laurea è stato il momento di passaggio decisivo.

La filosofia, si sa, è una materia versatile. Permette a chi decide di coltivarla di abbracciare molti campi dello scibile umano, tanto dal punto di vista storico quanto da quello epistemologico. Può capitare, in questo percorso, di appassionarsi a una scienza particolare ed è quello che è successo a me durante la preparazione dell’esame (e successivamente della redazione della tesi) in filosofia della scienza. Tra le altre cose, dovevo studiare un libriccino molto interessante di M. Frixione, “Come ragioniamo”, Editori Laterza, che trattava di logica sotto vari aspetti ( e la cui lettura consiglio vivamente a chiunque voglia diventare programmatore). L’ultimo capitolo, dedicato al ragionamento ordinario e ai limiti delle risorse computazionali, con ampio riferimento ad agenti di calcolo naturali e artificiali, mi diede lo spunto per chiedere la tesi, che dedicai interamente ai ragionamenti di tipo abduttivo (per la precisione si intitolava, “Abduzione e scienza in Charles Sanders Peirce”). Ovviamente, dato che l’ultimo capitolo della tesi era intitolato “Affermazione del conseguente e intelligenza artificiale”, non dico che avrei dovuto fare un corso di machine learning, ma avere contezza nella pratica almeno delle basi. Decisi così di dedicare alcune ore tra quelle allocate per la tesi allo studio di della programmazione: ormai ero in grado di svolgere facilmente esercizi di logica formale e di teoria dell’argomentazione, oltre ad avere solide basi teoretiche, per cui non doveva essere un ostacolo così insormontabile da superare. Cercando consigli su internet, il “si dice” di quei tempi consigliava di partire da un libro universitario sui fondamenti di programmazione utilizzando il linguaggio C. Anche questo ha in un certo senso condizionato tutto il mio percorso, che è stato sempre da autodidatta, anche quando sono entrato a lavorare nelle aziende informatiche.

Perché ho scelto di fare il programmatore

Bene, discussa la tesi e preso il pezzo di carta si poneva un problema. Avevo 32 anni e fino ad allora avevo lavorato, studiato e in generale vissuto alla giornata senza preoccuparmi troppo del futuro. Ma, cosa più imbarazzante di tutte e che non ho ancora svelato, nel passaggio da lettere classiche a filosofia, per via della riforma dei percorsi di studi universitari, la mia laurea era solo di tipo triennale! Una scelta scellerata, per di più con due terzi degli esami di lettere classiche superati con buoni voti. Adesso si prospettavano due scelte: altri due anni di laurea magistrale, conscio però del destino di precarietà e incertezza in cui versavano i colleghi di lettere e filosofia che mi avevano di gran lunga superato in voti e tempistiche, o lasciare tutto e cambiare strada.

Ma io ormai sapevo programmare in linguaggio C. Avevo studiato su un ottimo testo (A. Bellini, A. Guidi, Linguaggio C, McGraw Hill), che era diviso in tre parti: un’introduzione all’informatica generale e agli algoritmi, una trattazione dei fondamenti di programmazione con esempi pratici ed esercizi in linguaggio C e una serie di casi di studio di progettazione e sviluppo software. Bisognava tradurre tutto questo in qualcosa di appetibile per un’azienda. Seguirono mesi di tormenti per districarsi nella miriade di campi in cui specializzarsi e nella scelta di quelli a cui potevo avere facilmente accesso nel più breve tempo possibile. Poi finalmente la redazione di un curriculum vitae ad hoc, i primi colloqui (la parte più facile per un umanista!), le prime prove tecniche da superare prima di una proposta lavorativa e il primo stage. Periodo molto duro e anche traumatico, ma a cui è seguito un contratto a tempo indeterminato e poi sempre più in discesa.

Perché dunque faccio il programmatore? Per necessità, sicuramente, ma, come avrai potuto leggere tra le righe di questo già lungo racconto, anche perché il mestiere di programmatore mi ha consentito tanto di dare uno sbocco pratico a tutti gli studi fatti in precedenza (e non immaginerete mai quanto mi siano state utili le versioni di greco e latino per tradurre uno pseudocodice in programma funzionante e tutte le speculazioni filosofiche durante vere e proprie “sedute investigative” a caccia di bug); quanto di poter continuare a studiare e ad aggiornarmi. Come recita un bel testo didattico su python, pensando da informatici ci si pone a cavallo tra la scienza pura, l’ingegneria e la matematica, e questo, in un’epoca piena di tecnologia come la nostra, è quanto di più filosofico possa esserci per un mestiere tecnico. Anche se in realtà mi piace vantare qualche padre spirituale: come Spinoza, che per continuare a filosofare senza dipendere da nessuno, si manteneva con un mestiere artigianale (la molatura delle lenti), anche io nel mio piccolo mi considero un’artigiano del software (e recentemente ho ripreso gli studi per la magistrale).

Cosa faccio adesso

Sono ormai anni e anni che lavoro come sviluppatore dipendente e seguo anche progetti software su committenza come attività autonoma. Lavoro prevalentemente come programmatore full stack, anche se vorrei definitivamente specializzarmi nella programmazione backend (ma da buon filosofo non voglio abbandonare il front end, perché mi piace avere uno sguardo prospettico in tutte le fasi che seguono la creazione e la messa in produzione di un progetto software). Faccio anche attività di consulenza sia a chi ha bisogno di software per la propria attività e non sa da dove partire, sia a chi a già le idee chiare e ha bisogno di implementarle.

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Perché ho deciso di creare questo sito

Ho deciso di creare questo sito per mettere a disposizione di chi vuole diventare sviluppatore tutta la mia esperienza. Su questo sito non si troveranno altro che episodi e insegnamenti tratti dalla mio percorso e dalla mia esperienza di ogni giorno. Qualche lettore esperto magari non vi si rispecchierà o gli capiterà forse, spesso o talvolta, di non trovarsi d’accordo con me, tuttavia ritengo di poter fornire molti consigli utili, qualche scorciatoia e, volendo, un percorso lineare a chi è seriamente intenzionato a intraprendere “la dura strada del software”.

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